Vivere in emergenza anestetizza l'anima

Vivere in emergenza anestetizza l'anima

sabato 9 maggio 2015

Prima di addormentarmi

Ho spento tutte le luci e ho aperto la finestra perché amo avere freddo prima di addormentarmi. Credo di cercare il gelo perché adoro scaldarmi e perdermi fra il tepore delle coperte. Aprile è finito e come sempre ha portato via un pezzo della mia magia. Sono abituata alle perdite ed ho invece poca dimestichezza con gli arrivi. Sono convinta d'esser pronta a partire, d'esser capace di salutare, di andare, di dire addio ma le mie inutili valigie pesanti trasportano solo sassi. Mere illusioni di una tediosa ed insignificante vita priva di magia. Non avrei mai creduto che un cazzo potesse sconvolgermi così tanto. È così forte il tedio da essere riuscito ad umanizzare un dildo? Il mio tedio birichino. Ho perso ogni consapevolezza e non so più se sento razionalmente o irrazionalmente ma è sicuro ormai che qualcosa sento. Non rimproverare la mia parsimonia nell'usare virgole e punti, io voglio toglierti il respiro. Non rimproverare la mancanza di un filo logico , io voglio farti perdere la testa. E come sempre scrivo a tutti ma non scrivo per nessuno. Il dildo non capirebbe, il fantasma mi ignorerebbe e la magia del natale non ha ancora ben capito se io sia una narcisista o una semplice sciocca ragazzina. Pretendo troppo forse da una testa di cazzo, da un anaffettivo convinto d'aver scoperto la ricetta per vivere bene e da una magia che ha smesso di esistere nel momento in cui si è palesata. Esistono solo per farmi sentire,in maniera più vivida, il vuoto che spesso dimentico di avere. Non ho fatto altro che fagocitare come un obeso famelico ogni briciola di niente che cadeva dalle mani distratte del nulla. Amo quello che non mi date più che amare voi o ciò che centellinate. Non mi basterebbe uno solo di voi, forse vi vorrei tutti insieme. Mento, non faccio altro che mentire ciò che vorrei in realtà è solo una fotografia.

domenica 19 aprile 2015

Scrivo poesie

Oggi non ci sono, non mi ritrovo nell'emozione, nell'agitazione, non mi ritrovo neanche nella mia familiare ansia : -lo ribadisco- oggi non ci sono. - << tu parli francese? >> - << No, io scrivo poesie>> . Ho così riassunto circa 15 anni di racconti,prosa, versi e stronzate. - << Hai anche tu un callo sul dito, proprio come il mio >> - << io disegno ma tu cosa fai?>> - < Io scrivo poesie> . Forse riassumerei così la mia domenica pomeriggio : ho scritto poesie con la lingua , con il cuore , con le mani, con il corpo, con gli occhi, con la pelle inumidita dal calore di una primavera tardiva. Mi cerco in quella emozione, in quel desiderio di contatto, di dolcezza, di amore , mi cerco nelle tue pupille dilatate, nel mio timido balbettare, mi cerco nella mia ansia così familiare, ma non mi trovo, non ci sono, non so chi sia questa donna : dove sono? Mi ritrovo forse quando smetto di scrivere poesie e i crampi allo stomaco mi riportano alla realtá ma mi perdo in questa emotività viscerale. Ho male ovunque, le posizioni scomode di un amore fugace dolgo solo quando il corpo si raffredda e la mente non si trova in un cuore in ebollizione nell'azoto liquido. Trovo solo te, il tuo odore sulla mia pelle, il tuo sapore in una torta all'amarena, i tuoi occhi appena chiudo i miei. Ho cercato i tuoi difetti come se fossi un cane da tartufo ed una volta trovati, allo stesso modo, di essi ho fatto tesoro. Credo d'avere anche la febbre. - << Dove andiamo?>> - << Ovunque va più che bene >> . Ho solo flash di una giornata che mi è scivolata veloce fra le dita, ricordo solo sapori, odori, emozioni, non ricordo momenti. - << Voglio un posto tranquillo dove poterti baciare>> . Non pensavo che una frase tanto desiderata potesse terrorizzarmi tanto da spingermi a scappare - sapevo che mi avresti stuprato l'anima - Il mio cuore , appena incrociato il tuo sguardo, si era già messo comodo su un letto a gambe aperte ad aspettarti. Dove sono,non mi trovo. Stavo su quella panchina , non più vuota, ad aspettare il solito Gogo di passaggio non pensando invece che avrei scoperto finalmente il volto di Godot e che ne avrei avuto tanto paura quanto desiderio. Non ricordo neanche quando è stata l'ultima volta che mi sono persa, forse perché così non mi ero persa mai.
E riassumendo : quando ti rendi conto che la magia del natale esiste, respira, cammina , Profuma di buono e non ha lo stesso viso che hai per mesi immaginato capisci che fondamentalmente è solo una filosofia di vita e che il caso ti sta prendendo a schiaffi come se fosse un uomo che non sa controllare la rabbia ; quando ti rendi conto che agli uomini sta moda da clochard è sfuggita di mano hai già i peli sulla lingua, nell'esofago e qualcuno pure nella prossima cacca che farai ; quando capisci che l'erba del vicino è sempre più verde solo perché ci caga  il tuo cane vorresti fare un atto di esproprio ; quando ti rendi conto che mangiando una torta all'amarena non senti nessun sapore se non quello che per ore è stato sulle tue labbra capisci che ti sei persa e se un giorno dovessi ritrovarti avresti sicuramente il viso gonfio per le botte della vita, la cacca pelosa e un cane che non sa più dove cagare.

martedì 7 aprile 2015

L'amore muore


Non appena  tu lo guardi l'amore muore:
con gli occhi spenti e labbra schiuse,
e tu, che scivolata sulla seta senti di cadere nell'abisso,
non sai ancora che l'amore muore.
È con un bacio che l'amore muore,
con una dolce parola lui dall'Ade ti saluta.
Ed io ti sento in ogni mio sorriso,
in ogni mia lacrima ,
in ogni bacio che,
pur non posandosi sulle tue labbra
è solo lì che vorrebbe stare.
E uccido il mio amore puerile con  il tuo sorriso adolescenziale.
L'amore muore sulle nuvole veloci
Accarezzate dal vento.
L'amore muore quando io ti sento.
L'amore muore se con muri troppo alti costringi i miei occhi a non guardarti.
L'amore muore se lo senti , se lo tocchi , se lo cerchi.
L'amore muore dentro una carta di identità appena stampata,
l'amore muore in una macchina rossa profumata.
L'amore muore nella passione , nel grido disperato di un'autostima calpestata.
L'amore muore mentre io ti scrivo, l'amore muore nel tuo battito tardivo.
L'amore nasce da una crisi e muore  negli incisi .

mercoledì 14 gennaio 2015

E sei Luce

Bisogna saper ricoscere una ossessione generata dal senso di solitudine da una affinità elettiva. "Le unioni volute dal destino sono indissolubili" . Spesso ho giustificato comportamenti compulsivi ed ossessivi con queste maledette parole. Goethe commise un gravissimo errore e non fece altro che fornire una motivazione in più agli ossessionati dell'amore. E loro, guardando le stelle iniziarono a credere in babbo natale , si convinsero che una serie di coincidenze fossero destino, credere che profumino d'amore , credere che questo profumo sia come l'odore del caffè che preannuncia il mattino. Ogni sera,memore delle parole del piccolo e saggio Matteo , guardo i suoi occhi azzurri (?) intensamente sperando e pregando che lui possa sentire , perché lo voglio, il mio pensiero. Sono incessantemente attratta da lui? E me lo chiedo ogni giorno, e se fosse solo un bel ristorante dove si mangia di merda? Ma io, che devo farmi insegnare come si vive da un bambino, ho deciso di guardare il mondo con gli occhi del piccolo principe (no,non quella cagata) e di credere che l'impossibile sia possibile, che una vita da disillusi non fa altro che creare l'illusione di poter rinunciare a bussare ad ogni porta della città che pende. L'idea malsana di aspettare di dimenticare sta facendo ancor più crescere l'ossessione. L'errore fu vedere un serpente che digerisce un elefante quando invece era solo un cappello. L'errore fu "creder speciale una storia normale" . Una storia?! E se fosse solo una storia che mi sto raccontando per avere qualcosa da dire? E se fosse l'ennesimo espediente drammatico che minuti serve per scrivere. Ultimamente scrivo così male che... Sì Marco, un punto non c'è, hai perso il filo, lo perdo anche io. "Sei poco risoluta" , sono poco risoluta. Mi toccherà aspettare perché, pur avendo chiesto aiuto a tutti gli dei dell'Olimpo e del cielo, non riesco a lasciare questa ossessione. Ma se funziona con l'amore la costanza funzionerà anche con l'oblio, oppure in questo caso specifico è controproducente? Come l'ubriacone che beve per dimenticare la vergogna che sente ogni volta che prova a smettere di bere e poi fallisce. In momenti come questi mi vengono in mente pensieri illuminati : il piccolo principe (Marco, hai un pezzo di insalata sul dente) è un racconto ad anello e in dieci anni non ci avevo mai fatto caso, inizia e finisce con un serpente. Devo odiarti per ritrovarti, ora ho capito. Condiviso da Google Keep

Io non lascio traccia

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venerdì 26 dicembre 2014

Caldo e scuro





Se riuscissi a scrivere davvero tutto ciò che penso senza la penna come filtro forse leggermi porterebbe alla pazzia.
Da qualche tempo ho peso consapevolezza del fatto che sono talmente contorta da non riuscire neanche più a dipanare le mie matasse con le parole.
Mi trovo come sempre in bilico ad agognare l’ennessima corda che,  gettata dall’alto, mi illuda di poter risalire.
Desidero così ardentemente di lasciare questo intramezzo che mi aggrappo a qualsiasi cosa venga calata giù.
Potrei pure lasciarmi cadere ma questo mi darebbe la sensazione d’aver fallito, d’essermi accontentata della scelta più facile.
Io voglio poter scegliere e solo riuscendo a risalire avrei una visione completa di ciò che mi aspetta, solo in questo modo saprei dove davvero voglio stare.
E’ l’amore che ti porta in alto, ma a me è quasi proibito il sogno di un amore.
In questo momento vedo pendere una cordicella tutt’altro che rassicurante .
Guardandola mi sento come se stessi fissando un ristorante pieno , con la voglia di entrare, pur non avendo fame.
Mi sono così ritrovata davanti alla vetrina di un ristorante pieno e la voglia di passare ogni secondo della mia vita alla ricerca di qualcosa che non mi piaccia mi sta portando alla pazzia, mi fa credere ogni momento di più che da qui devo solo scappare.
Ho sempre vissuto così il mio rapporto con gli altri : l’eterna ricerca del brutto così da non avere il desiderio di possedere qualcosa che non mi è neanche permesso guardare.
Vorrei forse non essere mai passata da questa strada così da non avere la speranza che possa esserci un coperto anche per me.
Ma comunque io continuo a non avere fame e considerando la conoscenza superficiale del luogo e la nebbia che non mi permette di vedere bene potrei pure aver davanti un mero cartellone che pubblicizza arredamenti per ristoranti.
Ma io sono così, ho imparato a conviverci, scappo perché la verità, qualunque essa sia, mi terrorizza.
E come sempre non faccio altro che aspettare, impazientemente, qualcuno che aspetti con me che arrivi Godot.
Forse sono matta.

sabato 27 settembre 2014

Ho cercato di nascondermi ma mi trovo sempre nel cammino





Sempre Settembre, con il suo cielo umido e splendete; sempre il solito paesaggio con le solite luci ; sempre la solita sedia , la stessa candela da almeno tre anni , una nuova penna e un tanto agognata serata fresca.
L’estate è finita ed io parlo del tempo perché la mia moleskine mi è ormai estranea tanto quanto la tizia del quarto piano con la quale condivido solo l’aria rarefatta dell’ascensore.
Non so se vorrei più fumare o cantare.
Ho di nuovo la tosse , ma io ho sempre la tosse, e comincio a pensare che non mi passerà mai.
Cosa mi ha fatto smettere di scrivere?
Il blog deturpato da una serie di malati di mente o l’amore che per manifestarsi ha voluto in cambio la convinzione fittizia di possedere un’arte che razionalmente so di non poter mai neanche sfiorare con uno sguardo fugace.
“Certo per te non è difficile , tu sei brava con le parole” . Eppure io non so parlare e l’ansia delle virgole sbagliate prima o poi mi ucciderà . O mi ucciderà prima la tosse?
Forse non scrivo perché ho perso il contatto con il destinatario ; con la mia anima ormai non parlo più.
Mi sembra di non aver fatto niente in questi mesi , come se non avessi pensato.
Ero felice quando ero triste ora non so più cosa sento e sono triste in un modo che non so gestire, in un modo che non mi rende felice, mi rende solo indefinita.
E mi racconto così .
“ Camminavo lungo una strada della quale non riuscivo a distinguere i dettagli , non saprei dire se fosse un viale alberato o Macondo dopo 4 anni undici mesi e due giorni di pioggia .
Io camminavo e non vedevo nulla ma sporadicamente avvertivo invadenti presenze passarmi vicino e l’unica cosa che desideravo era avere un barattolo di marmellata nel quale racchiudere le loro voci per poi riascoltare, addolcite e stagionate, una volta arrivata a destinazione.
Io camminavo  e di tanto in tanto mi voltavo per vedere, con il cuore pieno di orgoglio, quanta strada avevo già fatto.
Ogni volta che mi guardavo alle spalle trovato dietro di me una strada sporca, trascurata, ricca di robaccia abbandonata senza cura e puntualmente mi chiedevo come fossi riuscita, senza neanche rendermene conto, ad evitare tutti questi ostacoli che avrebbero potuto farmi cadere o ferirmi.
Ed io camminavo e non mi importava realmente , camminavo e basta.
Una volta al giorno mi fermavo per fumare una sigaretta e fissare la luce di una candela che mi portavo sempre dietro per compagnia.
La cera che scivolava, e si faceva strada fra il fogliame che si raccoglieva ai bordi della strada, mi ricordava il fluire dei miei passi e mi dava la forza di riprendere a camminare.
Mi resi conto solo dopo molto tempo che spesso i paesaggi si ripetevano , seppur invecchiati , erano sempre gli stessi così come le parole delle voci che sembravano voler dire qualcosa di importante vista la forza e la costanza con la quale le presenze intollerabili le ripetevano.
Stavo girando intorno o semplicemente la stanchezza del viaggio mi faceva vedere ormai tutto uguale? Io però camminavo e poco dopo smisi di pormi domande sul paesaggio e cominciai, per distrarmi dai pensieri, a pulire dove la cera sporcava.
Il giorno dopo però, quando mi sedevo per fumare la mia solita sigaretta trovavo sempre una macchia di cera : qualcuno era passato da lì prima di me?
Io camminavo, con o senza domande, io camminavo e continuavo a camminare anche se non trovavo risposte.
Mi bruciai le dita per pulire fin quando non mi stancai anche di questo e allora smisi di accendere la candela con la consapevolezza che presto avrei smesso anche di camminare.
Avrei trovato una capanna di fango, che odorava di biscotti, nella quale mi sarei fermata per riposare , presto avrei dormito su un letto vero, molto presto ne ero sicura ma intanto io camminavo”

L'inquietudine

L'idea di tutti gli ideali ,per me odora di freddo , di dolore : ha l'odore di quando le strade sono impossibili.